lunedì 21 dicembre 2009

CONSUMO DI SUOLO

Aggiungiamo un nuovo link perchè possiate seguire il grave fenomeno che sta deturpando e danneggiando irreversibilmente tutti i nostri territori: IL CONSUMO DI SUOLO
http://www.stopalconsumoditerritorio.it/

sabato 21 novembre 2009

ACQUA BENE COMUNE


PUBBLICHIAMO LA LETTERA APERTA DI ALEX ZANOTELLI da sola spiega tutta la cecità di coloro che ancora faticano a capire il valore dell'acqua e ne hanno fatto un mero esercizio politico!

Napoli, 19 novembre 2009
Acqua privatizzata

“MALEDETTI VOI….!”
Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua , che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi :” Maledetti voi ricchi….!”
Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua .
Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.
E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? “
Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.
Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.
Per questo chiediamo:
AI CITTADINI di
-protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai propri parlamentari;
-creare gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale;
-costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.
AI COMUNI di
-indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;
-dichiarare l’acqua bene comune,’ privo di rilevanza economica’;
-fare la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.
LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE MUNICIPALIZZATE .
AGLI ATO
-ai 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.
ALLE REGIONI di
-impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.
AI SINDACATI di
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.
AI VESCOVI ITALIANI di
-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell’”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);
-protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi .
ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di
-informare i propri fedeli sulla questione acqua;
- organizzarsi in difesa dell’acqua.
AI Partiti di
- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua;
-farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.
L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria , l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese : “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili- sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche , che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.”


Alex Zanotelli

domenica 4 ottobre 2009

Disastro a Messina

http://admontes.blogspot.com/2009/10/la-voce-della-natura.html

Il fatto anomalo di questi ultimi tempi non sta nel succedersi di eventi come terremoti e piogge intense, ma nell'impatto disastroso oltre ogni limite che questi hanno sul territorio italiano. La causa dei fatti luttuosi e distruttivi del terremoto dell'Aquila e dell'alluvione di Messina è infatti da ricercarsi non nell'eccezionalità del fenomeno naturale, che solo una falsa coscienza autoassolutoria tenta di classificare nella categoria delle catastrofi naturali imponderabili, ma nel profondo degrado che si è prodotto intenzionalmente nel territorio, nel tessuto sociale e nell'irresponsabile agire personale per conseguire il profitto a tutti i costi. Tre cose che si autoalimentano perversamente fino a quando un qualsiasi evento meteorologico o sismico, ampiamente prevedibile, è sufficiente per vanificare ogni illusorio guadagno che si pensa di aver conseguito, annullato dagli enormi costi in termini di vite umane, costi economici derivanti dalla distruzione del tessuto abitativo, delle infrastrutture, del turismo, delle attività economiche e via elencando.Ai colpi inferti al fragile territorio italiano, ormai sull'orlo del collasso ambientale, lo stato risponde da un lato con una vuota e roboante retorica mass-mediale mentre dall'altro vara subdolamente leggi e leggine costantemente orientate alla destrutturazione e deregolamentazione di ogni attività di trasformazione del territorio stesso, con la scusa della semplificazione amministrativa. Si giunge così a rendere lecito l'illecito grazie anche al costante ricorso ai condoni. Ma se si costruisce su faglie attive (e con materiali scadenti) come all'Aquila o sbarrando e strozzando i corsi d'acqua come si vede a Messina in queste ore, la colpa non è tutta delle amministrazioni pubbliche, ma anche del vorace appetito con cui i singoli cittadini, costruttori o proprietari vogliono a tutti i costi lucrare sulla rendita immobiliare trasformando a velocità impressionante i terreni agricoli (ormai visti solo in prospettiva edificatoria) in aree da edificare, legalmente o illegalmente (tanto poi arrivano i condoni a sanare) producendo una selvaggia urbanizzazione di ogni luogo.L'aspetto più grave su cui però colpevolmente si tace di più è che il crescente degrado ambientale e territoriale, una volta endemico al sud, è arrivato ormai tranquillamente anche nelle nostre regioni centrali e con esso va aumentando anche il degradarsi della società, del senso di responsabilità civile e dell'affarismo che occupa le istituzioni di governo come comuni e provincie.La voce della natura, che si manifesta attraverso gli eventi naturali, rappresenta l'avvertimento più efficace per chi ha a cuore l'esistenza in un mondo in cui vivere sia degno di felicità e di umanità per ognuno di noi e specialmente per i nostri figli. Non lasciamolo per ignavia in mano ai predatori che per miope loro guadagno sono disposti a distruggere la stessa natura e con essa ogni nostra buona vita.

Di Andrea Antinori

sabato 26 settembre 2009

EDIZIONE 2009 "PULIAMO IL MONDO"




scolaresche del comune di Altidona (FM)

"Puliamo il Mondo 2009"





Il Comune di Altidona ha aderito e si è fatto promotore dell’edizione 2009 “Puliamo il Mondo” di Legambiente. La più grande iniziativa di volontariato ambientale a livello planetario, la sua versione italiana è coordinata da Legambiente in tutto il territorio nazionale.
La mattina del 25 settembre 2009, grazie all’impegno del Comune di Altidona per il quale si sono attivati l’infaticabile assessore all’ambiente Antonio Putignano e la Consigliere comunale Isabella Cocci, sono state coinvolte le scolaresche della 4° e 5° elementare del comune costiero.
I bambini accompagnati dalle insegnanti e sotto l’occhio vigile e protettivo delle Giacche Verdi della Protezione Civile, si sono immediatamente sguinzagliati lungo tutto il tratto del suggestivo lungomare di Altidona.
Presente alla vivace manifestazione anche il presidente Gianni Conte e alcuni componenti del locale Circolo Legambiente “Fermo-Valdaso”.
Diversamente dalla scorsa operazione di “Spiagge e fondali puliti” svoltasi a maggio, sempre promossa e patrocinata dal Comune di Altidona in cui avevamo visto impegnati sia i bambini, ma anche i residenti, i turisti ed i sommozzatori fermani, questa volta è stata un’operazione tutta condotta dagli stessi bambini che erano già stati informati e sensibilizzati dalle insegnanti su questa importante problematica: i rifiuti.
Al termine della impegnativa raccolta di rifiuti abbandonati, avvenuta da parte dei bambini che erano dotati di un apposito kit costituito da casacca, cappellino e guanti protettivi, davanti a numerosi sacchi colmi di rifiuti abbandonati, abbiamo potuto scambiare qualche opinione con i ragazzi i quali, hanno dimostrato tanta attenzione e sensibilità nei confronti di questo problema che affligge molte città. Gli stessi hanno compreso che il mondo ha una produzione enorme di rifiuti e che il loro smaltimento è un problema che ci riguarda tutti e che può essere risolto con il buon senso e le buone pratiche, da parte di ogni cittadino. Hanno compreso l’importanza quindi della raccolta differenziata e del recupero delle materie prime che essi rappresentano, evitando in questo modo di coprire il pianeta di rifiuti e rispettando l’ambiente così da evitare che essi vengano interrati o bruciati.
Il Comune di Altidona coglie quindi l’occasione per divulgare e promuovere un’azione virtuosa e per raggiungere a breve un obbiettivo importante che ha attivato sul proprio territorio, ovvero la raccolta differenziata spinta dei rifiuti, anche attraverso la raccolta porta a porta e conta di raggiungere a breve una percentuale di oltre il 60%.

L’edizione “Puliamo il Mondo” è molto sentita sul nostro territorio perché è un momento di sensibilizzazione e di informazione verso questo enorme problema, la stessa operazione è stata infatti condotta anche dal Comune di Pedaso, dal Comune di Campofilone, dal Comune di Porto San Giorgio e da tanti altri Comuni della Provincia di Fermo che stanno promuovendo la stessa sensibilità nei confronti dei rispettivi alunni delle scuole primaria e secondaria.

25 settembre 2009

mercoledì 19 agosto 2009

UNA PESSIMA PRATICA

Tempo fa, nel mese di giugno 2009, abbiamo pubblicato un articolo in cui si denunciava la pessima abitudine nelle provincie di Ancona e Macerata di spargere il diserbante sulle scarpate (andate a rileggere). Pubblichiamo ora una e-mail che ci scrive il prof. Fabio Taffetani in cui viene descritta l'iniziativa che intendono intraprendere:

"Caro Gianni,
ti ringrazio di aver ospitato e sostenuto la battaglia contro l’uso dei diserbanti nelle strade provinciali.
La Provincia di Ancona intende andare avanti ugualmente per la sua strada e ha preannunciato una presentazione in pompa magna nei prossimi mesi.
Sto cercando di organizzare (insieme ad un piccolo comitato di cittadini e produttori agricoli) la raccolta della disponibilità a partecipare attivamente da parte di quanti (singoli e/o associazioni) sono interessati a contrastare questo progetto.
L’obiettivo è sia quello di intervenenire in questa eventuale manifestazione provinciale, che organizzando nostre iniziative di informazione rivolta a tutti (cittadini, associazioni, enti pubblici) per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica (oltre che dei tecnici e dei politici) e per l’elaborazione di proposte alternative.
Ho raccolto del materiale informativo sulla questione (che ho messo a disposizione di tutti sul sito www.museobotanico.univpm.it) ed ho accumulato negli ultimi anni una enorme quantità di dati di ricerca scientifica (sono tra i pochi in Italia che si occupa di questi temi) sul ruolo delle fasce erbose, sulle modalità di gestione e sui danni ambientali derivanti dall’uso dei diserbanti.
Appena avrò un programma di lavoro te lo farò avere, nel frattempo se hai notizie o proposte da suggerire saranno particolarmente gradite.
A presto, Fabio Taffetani"

Siete invitati quindi a scrivere su questo blog o direttamente al prof. Taffetani.
Aspettiamo suggerimenti e proposte.
Per cominciare si potrebbe organizzare una manifestazione gastronomica basata sulla tradizionale raccolta di erbe spontanee, asparagi selvatici e lumache, raccolta di prelibatezze che avviene spesso sulle scarpate aggredite oggi da questi diserbanti. Che ne dite?
Ciao a tutti
Gianni Conte

giovedì 13 agosto 2009

UN NUOVO APPELLO ED UN ALLARME DALLA FONDAZIONE CETACEA, LO PUBBLICHIAMO DI SEGUITO:
TARTARUGHE MARINE IN DIFFICOLTA'. LA FONDAZIONE CETACEA LAVORA SENZA SOSTA

Continuano ad arrivare.
Le tartarughe di cui parlavo nei post precedenti, continuano ad arrivare, ogni giorno. Il fenomeno non si ferma. Siamo in ginocchio sia per la stanchezza, sia per la mancanza di spazio, sia per pregare che si fermi. Ne sono arrivate 25 in 20 giorni. 14 solo nell'ultima settimana. Quattro lunedì, una ieri, due oggi (per ora). Sappiamo cosa fare, ma non sappiamo le cause del fenomeno. Ho informato la comunità scientifica mondiale, e ho avuto risposte e contatti da Spagna, Stati Uniti, Australia e non mi ricordo più chi altro. La risposta è sempre quella, "il fenomeno è noto ma non si conoscono le cause, le nostre tartarughe erano tutte più grandi delle vostre". Abbiamo fatto analisi del sangue a tutte e quasi sicuramente faremo l'analisi del DNA.Tre o quattro stanno molto male e ieri sono andate via alla clinica del nostro veterinario Giordano Nardini, le altre si riprendono, e quelle arrivate a metà luglio stanno già bene. Abbiamo bisogno di aiuto. Principalmente economico, andate qui se potete e volete darci una mano. Inoltre, ci servono persone che abitano a Ravenna, Cervia, Cesenatico, Pesaro, Fano, Senigallia e che siano disponibili, in caso di ritrovamento di tartarughe ad andare sul posto, recuperarle, e portarcele a Riccione. Se volete, mandatemi una mail a: ambientemare@fondazionecetacea.org .
Siamo nel picco massimo.

Intanto domani, tre pazienti tornano in mare: sono Rutger, operata il 6 giugno per la rimozione di un grosso amo in gola, Regina, pescata da una rete a strascico, e Sandro una delle piccole ora ristabilita. Tartarughe che vanno, tartarughe che vengono. Se volete venire a salutarle il ritrovo è alle 15 presso il nostro centro Adria (all'altezza del bagno 44 a Riccione).

domenica 9 agosto 2009

CEMENTO DISARMATO



Troppa sabbia nei cementi, è l'allarme lanciato nel rapporto di Legambiente "Ecomafia 2009". Di seguito il comunicato:

29/07/2009 13:06 Cemento disarmato
Nel dossier di Legambiente l'elenco e le storie delle opere costruite con calcestruzzo "fasullo"
Ci sono, strade, ponti, gallerie, scuole, ospedali e addirittura un Palazzo di Giustizia, quello in costruzione a Gela e un Commissariato di Polizia, quello di Castelvetrano in provincia di Trapani. E sono solo alcune delle opere presenti nel lungo elenco stilato da Legambiente nel dossier “Cemento disarmato. Storie di un Paese a rischio crollo, tra sabbia e cemento”. Dopo il caso dell’ospedale di Agrigento l’associazione, che per monitorare la situazione dell’illegalità ambientale in Italia ha messo in piedi un vero e proprio Osservatorio, ha raccolto in un documento l’elenco delle opere oggetto d’inchiesta da parte delle Procure della Repubblica in giro per l’Italia. Elemento comune di ogni storia è la mano della criminalità organizzata che lucra e realizza fondi neri per i propri sporchi affari risparmiando sul cemento e sostituendolo con la sabbia. “Che il crimine organizzato abbia di fatto una specie di monopolio nel mercato del calcestruzzo – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Sebastiano Venneri - è un dato incontrovertibile. Basti pensare a ciò che accade in provincia di Trapani dove lo Stato oggi, detiene il 90% delle imprese di produzione di calcestruzzo sequestrate o confiscate a esponenti della malavita, che fino a qualche settimana fa hanno fornito la materia prima per tutte le opere di quella zona. Secondo quanto emerge da un’indagine della Questura di Trapani – ha aggiunto Venneri - il quartier generale di Cosa Nostra sarebbe stato proprio nella sede della Calcestruzzi Mazara S.p.a, un’impresa della famiglia Agate, alleata di Matteo Messina Denaro”.
Tra le storie del dossier oltre a quella di Trapani, sempre in Sicilia, l’indagine della DIA di Messina che ha portato al sequestro di due impianti di calcestruzzo del valore di circa 50 milioni di euro che fornivano una materia prima di qualità molto scadente, come è emerso dalle intercettazioni tra i titolari della ditta riportate nel dossier. Seguendo la pista mafiosa la Procura di Caltanissetta, che ha decapitato i vertici siciliani della Calcestruzzi S.p.a, è arrivata fino in Veneto dove ha posto sotto sequestro i lotti 9 e 14 della A31 Valdastico. Analizzando i documenti sarebbero stati riscontrati significativi scostamenti tra i dosaggi contrattuali di cemento e quelli effettivamente impiegati. E’ della Dda di Campobasso, invece, l’operazione con il nome che è tutto un programma: “Piedi d’argilla”. Oggetto i nove chilometri della variante ANAS di Venafro sulla Termoli San Vittore: sessanta milioni di euro, inaugurata meno di un anno fa e per la quale l’ANAS è stata costretta a sostituire il 57% dei pali di calcestruzzo con una spesa aggiuntiva di oltre due milioni di euro.
Tra i casi più emblematici nell’elenco di Legambiente anche quelli in Calabria come la galleria sulla Statale Ionica 106, dove solo la prontezza degli operai nel fuggire, ha impedito che si consumasse una strage. Il 3 dicembre del 2007, infatti è crollata una galleria in costruzione in località Palizzi e le indagini della Dda hanno chiarito in seguito che il calcestruzzo, fornito dalle imprese legate alle cosche locali, non superava le prove di resistenza. Sulla sponda tirrenica invece è a Tropea il caso della scuola media realizzata con cemento di qualità talmente scadente che l’ingegnere del Comune ne decreta l’immediata demolizione dopo aver verificato che i valori di resistenza del calcestruzzo in alcuni punti dei pilastri erano inferiori alla metà di quelli richiesti per legge.
E in questa carrellata non manca la Campania dove un’inchiesta dei carabinieri della Dda di Napoli ha portato al sequestro di un’impresa di produzione di calcestruzzo gestito dalla camorra e imposto come “pizzo” a tutte le imprese di costruzioni secondo lo standard tipico mafioso.
“Riteniamo – ha concluso Venneri - che questi casi siano solo la punta di un iceberg di un sistema che per trent’anni ha prodotto manufatti e opere soprattutto d’interesse pubblico sulle quali è necessario, a nostro avviso, un’azione di monitoraggio e severo controllo. Per questo chiediamo al Ministro delle Infrastrutture di avviare un piano straordinario che, partendo da ospedali e scuole, effettui una ricognizione sulla qualità del costruito”.
Il dossier
L’ufficio stampa 06 86268379 -99

Appello contro il nucleare

Pubblichiamo anche l'appello contro il maldestro tentativo del Governo di voler perseguire, mentre negli altri paesi non sanno come dismetterla, la produzione di energia nucleare!

FIRMA E SOSTIENI ANCHE TU L’APPELLO PER DIRE NO AL NUCLEARE.
GLI EFFETTI CHE QUALSIASI INCIDENTE DERIVANTE DALL’ESERCIZIO DI UNA CENTRALE NUCLEARE POTREBBERO CAUSARE A NOI E ALL’AMBIENTE IN CUI VIVIAMO SONO DEVASTANTI.
DI FATTO È IMPOSSIBILE ELIMINARE COMPLETAMENTE LE SCORIE RADIOATTIVE PRODOTTE DAL NUCLEARE, CHE PERMANGONO NELL’AMBIENTE PER CENTINAIA DI ANNI, CAUSANDO AUMENTO DI MALATTIE DEGENERATIVE NEGLI ESSERI VIVENTI E DANNO GENERALE ALL’AMBIENTE TUTTO.
DICENDO NO AD AVVENTURE NUCLEARI, RIBADIAMO IL DIRITTO NOSTRO E DELLE FUTURE GENERAZIONI ALLA VITA, ALLA SALUTE, AL BENESSERE.
VOGLIAMO RESPIRARE UN’ARIA PULITA, BERE UN’ACQUA CHE NON CI TRASMETTA RADIAZIONI, GODERE UN AMBIENTE CHE NON SIA DEGRADATO DA SCORIE TOSSICHE.

TUTELA E DIFENDI LA SALUTE TUA E DEI TUOI CARI. DIFENDI L’AMBIENTE IN CUI VIVI, NON PENSANDO SOLTANTO ALLA TUA ESISTENZA PRESENTE MA ANCHE, E SOPRATTUTTO, ALLE GENERAZIONI FUTURE CHE TI SUCCEDERANNO. SOLO COSI’ POTRAI GARANTIRE UN FUTURO MIGLIORE AI TUOI SIMILI E AL MONDO INTERO.


“LA TERRA NON LA EREDITIAMO DAI NOSTRI PADRI, MA L’ABBIAMO PRESA IN PRESTITO DAI NOSTRI FIGLI” (A. EINSTEIN)

UN APPELLO PERCHE' L'ACQUA TORNI PUBBLICA

Pubblichiamo un importante appello dell'On. Domenico Scilipoti di Italia dei Valori, membro della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Non possiamo che divulgare e sostenere questo appello.

FIRMA E SOSTIENI ANCHE TU L’APPELLO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO.

SOSTIENI LA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE “PRINCIPI PER LA TUTELA, IL GOVERNO E LA GESTIONE PUBBLICA DELLE ACQUE E DISPOSIZIONI PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO”, IL CUI RELATORE IN VIII COMMISSIONE PERMANENTE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI È L’ON. DOMENICO SCILIPOTI.
L’ACQUA È UN BENE COMUNE, CHE APPARTIENE A TUTTI E, DI CONSEGUENZA, NON PUO’ ESSERE GESTITO DA POTERI PRIVATI CHE, FINGENDO DI FORNIRE UN SERVIZIO AL CITTADINO, IN REALTA’ CURANO SOLTANTO I PROPRI INTERESSI.

L’ACQUA DEVE OBBLIGATORIAMENTE ESSERE GESTITA DA ENTI DI DIRITTO PUBBLICO, LIBERI DALLE INFLUENZE SIA DEI POTERI POLITICI CHE DEI PRIVATI INTERESSI ECONOMICI.

TUTELA E DIFENDI LA GESTIONE PUBBLICA DEL SERVIZIO IDRICO PERCHÈ L’ACQUA È UN BENE DI TUTTI GLI ESSERI VIVENTI.

martedì 4 agosto 2009

Ad Montes: Abitante, cittadino o cliente?

Ad Montes: Abitante, cittadino o cliente?

ANCORA PROBLEMI SULLA COSTA




Pubblichiamo questo articolo riportato dai vari giornali quali:

Resto del Carlino, Corriere adriatico, Sanbenedettoggi.it


Blitz di Goletta Verde. Legambiente: “Insabbiato il Piano Costa”“Giù le mani dalla costa”. E’ questo il messaggio che ha voluto lanciare oggi Goletta Verde in viaggio verso Giulianova. Gli attivisti dell’imbarcazione ambientalista lunedì 6 Luglio hanno manifestato a Marina Palmense per esprimere il loro dissenso per il deposito di sabbia di circa 500 mila metri cubi, accumulato nell’arco di tre mesi a partire dal gennaio 2007, in una delle grandi aree verdi della costa fermana.Riflettori accesi anche su pesanti casi di abusivismo edilizio a Sirolo e Portorecanati e sulla vicenda del villaggio turistico Lido Azzurro a pochi km da Ancona.Insabbiati. Con la protesta di oggi l’equipaggio dell’imbarcazione ambientalista ha voluto esprimere chiaramente la volontà di difendere uno dei tratti più belli della costa fermana, vittima di un’operazione assolutamente lontana dal piano costa in materia di rinascimenti costieri. La sabbia accumulata a Marina Palmense è stata estratta dal fondale marino a 35 km dalla costa a seguito di una concessione rilasciata dalla Capitaneria di Porto di S. Benedetto del Tronto e per la quale il Ministero dello sviluppo economico ha espresso un parere di illegittimità.Nonostante ciò, la Regione Marche ha autorizzato il deposito, in modifica del piano costa, quale “cantiere costiero”. In seguito anche il Comune di Fermo ha appoggiato l’azione regionale, dichiarando il suo bisogno di sabbia per il ripascimento del litorale di Marina Palmense. Ma sui veri motivi che hanno portato alla sparizione delle spiagge non c’è chiarezza.“Richiesta palesemente strumentale – commentano Antonella Belletti, responsabile del circolo Legambiente Porto S. Elpidio e Gianni Conte, presidente del circolo Legambiente Fermo Valdaso –. Ci domandiamo inoltre il perché del rifiuto da parte dell’amministrazione di avviare una valutazione dell’impatto ambientale, dal momento che è già stato rilevato un rischio ambientale dovuto alla salinizzazione del terreno. Ad aggravare la situazione della costa fermana c’è il fatto che la sabbia depositata lì ormai da oltre due anni è in un’area già dichiarata oasi faunistica dalla provincia di Ascoli Piceno. Come Legambiente riteniamo inoltre che il solo ripascimento senza una reale valutazione delle cause che hanno aggravato il fenomeno dell’erosione costiera, non sia una soluzione efficace e sostenibile in chiave ambientale”.Presso la Procura è intanto in corso un procedimento giudiziario nel quale sono stati rinviati a giudizio il Sindaco di Fermo, i responsabili dei competenti uffici della Regione Marche e la ditta esecutrice dei lavori. E l’industria del cemento non ha risparmiato le coste marchigiane: casi di abusivismo edilizio a Sirolo e Porto Recanati. Nel giugno 2008 la Guardia costiera di Ancona, su mandato della procura, ha messo sotto sequestro penale preventivo tutti e quattro gli stabilimenti dei Sassi Neri, a Sirolo, una delle più belle spiagge dell’Adriatico. I provvedimenti sono stati presi con le accuse di abuso edilizio, violazione del vincolo paesaggistico, occupazione abusiva di aree del demanio marittimo e deturpamento di bellezze naturali e sono stati convalidati dal gip di Ancona. Sirolo infatti ricade nel cuore del Parco del Conero e il piano spiaggia locale è vincolato al piano del parco.A seguito del sequestro e della conferma del vincolo da parte della magistratura, il Comune ha firmato lo scorso novembre l’ordine di demolizione delle strutture fisse lungo l’arenile. Ordine eseguito, a suo modo, dalle ultime mareggiate che hanno praticamente liberato gran parte della spiaggia dalle strutture abusive. Altri cinque lidi abusivi e messi sotto sequestro a Porto Recanati, scoperti dalla Guardia costiera a metà marzo di quest’anno.Da segnalare infine la vicenda del villaggio turistico Lido Azzurro, in via di edificazione alla foce del Musone, pochi km a sud di Ancona, nel Parco Naturale del Conero. La vicenda del villaggio partita nel 1984, i cui lavori erano stati interrotti per l’apposizione di un vincolo paesaggistico, putroppo sono stati ripresi recentemente anche grazie ad un controverso parere favorevole della Soprintendenza. In sostanza una selvaggia ondata di cemento che esplode oggi dopo essere passato incredibilmente indenne nonostante 25 anni di leggi, vincoli e di coscienza ambientale. Il tutto perfettamente in regola.

COSA SUCCEDE IN ADRIATICO?

Pubblichiamo un articolo del biologo Marco Affronte della Fondazione Cetacea onlus.

Piccole tartarughe in difficoltà, in Adriatico

Succede qualcosa alle piccole tartarughe del nord Adriatico. Da un mese a questa parte l’Ospedale delle Tartarughe della Fondazione Cetacea è sottoposto a un duro lavoro. Gli spiaggiamenti di tartarughe in estate, sulle coste del’Adriatico settentrionale, non sono affatto infrequenti. Si tratta molto spesso di carcasse di animali già morti e portati a riva dalle correnti. Di quando in quando una tartaruga ancora viva e in difficoltà viene segnalata, e questa viene poi prontamente recuperata e ricoverata nel centro di Fondazione Cetacea. Routine, più o meno. Ma il fenomeno di questi giorni è diverso.
Il 30 giugno a Numana (AN) è stata trovata una piccola tartaruga di soli 25 cm di lunghezza del carapace. Era molto debilitata, magrissima e soprattutto completamente ricoperta di balani. I balani, o denti di cane, sono dei Crostacei dalla conchiglia bianca e durissima, che vivono attaccati a substrati mobili, come appunto il guscio delle tartarughe. E’ normalissimo trovare balani sul guscio delle tartarughe, ma quando queste stanno male e si muovono poco, i balani possono moltiplicarsi e espandersi anche alla pelle delle zampe, del collo, del testa, ovunque insomma. Era proprio il caso della piccola tartaruga di Numana.
Due settimane dopo, il 15 luglio, a Ravenna, ecco il secondo caso: anche questa piccolissima, solo 23 cm, e anche questa completamente coperta di balani. Non solo: parte del carapace aveva sviluppato anche molte alghe, e c’erano pure delle piccole cozze che vi crescevano sopra. Lo stesso giorno, ancora nei pressi di Ravenna, un altro esemplare con le stesse caratteristiche, ma questa volta purtroppo già morto.
Da qui ecco il crescendo: il 17 luglio una piccolina a Fano, poi il 23 e il 24 due esemplari, uno a Cattolica e una a Cervia. Il 28 un altro ancora, a Milano Marittima. Per finire, ecco il primo weekend di agosto: il 1 altre due tartarughine in grossa difficoltà, una a Ravenna e una a Cervia. Il giorno dopo, domenica, è la volta di Rimini, con una piccoletta di soli 19 cm di carapace.
Un totale di ben 10 animali, di cui nove ancora vivi e ricoverati al Centro di Cetacea, a Riccione. Tutti questi esemplari sono stati trovati spiaggiati oppure in difficoltà in pochi centimetri d’acqua, avvistati da bagnini o bagnanti.
Tutte le pazienti sono simili, molto piccole e talmente incrostate di balani da averne anche sugli occhi e persino sulla lingua. Alcune poi mostrano difficoltà di nuoto, perchè la pelle delle zampe è “irrigidita” da questi crostacei. Da notare che la cura di queste piccole sfortunate è di fatto abbastanza semplice e rapida. Prima, due o tre giorni in acqua dolce. In questo modo tutti i balani e gli altri organismi sul corpo muoiono, e pian piano cadono. E’ una trasformazione notevole, ripulite in questo modo le tartarughe passano da un aspetto mostruoso a splendidi esemplari dal carapace screziato e bellissimo. Nel frattempo le tartarughe vengono messe a… dieta ingrassante. Pesce e calamari per ritrovare le energie e la forma.
Quello che non si spiega è che cosa possa causare questi casi. Il fenomeno viene descritto come Debilitated Turtle Syndrome, cioè molto semplicemente la Sindrome delle Tartarughe debilitate. E’ stato individuata e studiata già da diversi anni, per esempio in Florida e in Georgia, negli USA. Fondazione Cetacea ha già contattato ricercatori americani per uno scambio di informazioni. Sebbene però individuata e studiata, non si conoscono le cause di questa sindrome.
Quello che si sa è che normalmente una tartaruga molto debilitata tende a rimanere molto tempo ferma, ed è allora che i balani hanno tempo e modo di espandersi. Ma cosa ha prima debilitato la tartaruga?
E se non fosse così? E se fosse che alcune cause ambientali sconosciute provocano un sviluppo spropositato di balani, che “attaccano” poi le piccole tartarughe, rendendo loro il nuoto difficoltoso, e da qui il profondo stato di spossatezza? Non lo sappiamo, ma nessuna ipotesi è da scartare. Ad esempio il caldo prolungato e intenso di luglio, con temperature sopra la media, può avere influito?
E’ un bell’enigma, di difficile soluzione. Quello che è certo che ora tutte le tartarughine sono in ripresa, nella vasche dell’Ospedale delle Tartarughe, e quella ritrovata a Numana il 30 giugno è già tornata in mare, sempre a Numana, la settimana scorsa. Per le altre, una degenza più o meno lunga, e poi il ritorno alla libertà, da qui a settembre. A loro è andata bene, quante altre là fuori non avranno avuto la loro stessa fortuna?

mercoledì 29 luglio 2009


PERICOLO PER L'ACQUA PUBBLICA DEL NOSTRO ACQUEDOTTO
La nostra socia Christina, attiva collaboratrice del Circolo, ci trasmette una breve nota che sollecita ancora l'allarme su quanto sta accadendo all'acqua pubblica. Dobbiamo mobilitarci per scongiurare un gravissimo pericolo per questo bene essenziale dell'umanità che non può e non deve essere merce per il profitto di pochi! Anche il nostro acquedotto sta subendo questo grave rischio, infatti vogliono imbottigliare la nostra acqua, l'acqua di tutti i cittadini. Ricordiamo ai sindaci dell'ATO 5 che se ciò dovesse accadere saranno inadempienti nei confronti delle leggi.
"Il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge 112. L’articolo, del ministro G. Tremonti nel comma 1, afferma, che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Di fatto, attraverso questa azione, il governo Berlusconi ha decretato la trasformazione dell’acqua pubblica in merce.
Cosa implica? I comuni, che dovrebbero essere responsabili e garanti dei beni comuni sul territorio, sono diventati proprietari di beni competitivi rientrando dunque, nella logica di interessi privati che prevaricano il bene collettivo. Come nel mondo industriale, il loro dovere e’ diventato quello di accertarsi che i dividendi dell’ “impresa comune” siano piu’ elevati nell’interesse del bilancio comunale. I comuni lucrano su di un bene ambientale pubblico! E’ completamente anticostituzionale! Questo mette il cittadino nella condizione di dover dipendere da un privato per cio’ che gli aspetta di diritto. Mette il cittadino nella condizione di dover subire aumenti anche del 300% sulla bolletta, se vuole che l’acqua continui a scorrere dal rubinetto di casa. A rimatterci e’ l’utenza e, principalmente le fasce deboli con minor reddito.
Secondo l’Osservatorio prezzi e tariffe di cittadinanza attiva nel 2007 le famiglie italiane hanno speso in media 230 euro in piu’. Il rapporto ISTAT sullo stato degli acquedotti 2008 vede un regresso nella capacita’ di distribuzione della rete rispetto al 1999.
Il business dell’oro blu non produce miglioramenti. E’ un sistema difettoso che avvantaggia pochi manager. Incoraggia inoltre inutili e costose consulenze tecniche. Molto spesso viene falsato e distorto il meccanismo concorrenziale usando come filiere i grandi gruppi che agiscono attraverso condotte illecite".

martedì 16 giugno 2009

Una pessima pratica!


Diamo spazio ad un S.O.S. relativo alla pessima pratica di dare il diserbante alle scarpate delle nostre strade di campagna. Ci giunge una nota di alcuni citadini e studenti universitari che hanno lanciato un appello. Le osservazioni potranno essere trasmesse al nostro amico prof. Fabio Taffetani dell'Università Politecnica delle Marche.

Da alcuni cittadini attenti alla salute del territorio un S.O.S. a tutti coloro che amano la biodiversità, gli equilibri della natura e la propria salute…

Come avrete notato ultimamente lungo le Strade Provinciali e di alcuni Comuni ci sono delle orribili strisciate di erba secca purtroppo non a causa del caldo ma del Rodeo Gold (diserbante) a base di GLIFOSATE usato, non dagli agricoltori confinanti con la strada che ben conoscono il regolamento in materia, ma dagli operatori della Provincia di Ancona e Macerata.
Perché succede questo?
Perché i soggetti in questione hanno adottato un progetto della Provincia di Ancona, avallato da un agronomo della Facoltà di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona, denominato D B S (Decoro Banchina Stradale), con il quale vogliono “bonificare” anche essenze arboree come le acacie, gli ailanti, i rovi, le canne…usando glifosate.
Se volete saperne di più visitate il sito http://www.museobotanico.univpm.it/, cliccate su news e troverete tutto il materiale per rendervi conto del Danno Biologico Sicuro che deriverà da questa sconsiderata decisione.

MOTIVI DI CONTRARIETA’:
-SCARPATE A RISCHIO DILAVAMENTO EROSIONE E STABILITA’, gli effetti dell’uso di disseccanti non si fanno attendere, alle prime piogge si notano frane e smottamenti diffusi
-PERDITA DI COPERTURA E DI MATURITA’ della vegetazione erbacea, la cui evoluzione risale a 30-40 anni di adattamento, mentre il trattamento chimico riporta il terreno alla condizione iniziale e lo espone alla colonizzazione di poche annuali pioniere e aggressive, come l’avena
-AZIONE NON SELETTIVA SU LISTA ROSSA, piante a rischio estinzione e scomparsa locale,(non viene in alcun modo specificato come salvarle)
-AZIONE DISTRUTTIVA SU ARBOREE (servono a contenere le scarpate, la maggior parte sono protette, spesso sono piantumate da agricoltori ai fini di biodiversità e per il ripopolamento della caccia)
-POTENZIALE DANNO ALLE PERSONE CHE TRANSITANO NELLE PRIME 15-24 ORE (rischio per la raccolta delle erbe spontanee, degli asparagi, contaminazione pelle, occhi e vie respiratorie)
-DANNO PAESAGGISTICO: danno allo sviluppo del turismo rurale: paesaggi feriti da strisce marroni
-RISCHIO PERDITA DELLA BIODIVERSITA’ SU AMPIE SUPERFICI, considerando che in molte zone collinari, vallive e costiere la ricchezza vegetale si è conservata quasi esclusivamente lungo i fiumi e le scarpate della principale rete stradale
-AUMENTO RISCHI INCENDI: da maggio in poi erba secca lungo le strade
-NESSUN BENEFICIO IN FATTO DI TEMPO DEDICATO AGLI INTERVENTI in quanto molto spesso il trattamento viene effettuato quando le erbe sono già alte e quindi si rende necessario ugualmente lo sfalcio

-MOTIVAZIONI LEGALI:
-TRATTAMENTI CON PESTICIDI SU TERRENI DI TERZI (frontisti):come minimo obbligo di comunicazione preventiva e di consenso informato
-OBBLIGO DI CARTELLONISTICA DI PERICOLO SULLE ZONE TRATTATE
-DERIVA SU AZIENDE BIOLOGICHE, con perdita della certificazione sugli appezzamenti coinvolti, quindi perdita economica e inconsapevole
-INIBIZIONE DELLA LIBERTA’ PERSONALE
-SPOLVERAMENTO DELLE AUTO IN CORSA E INQUINAMENTO ANCHE DEI DOTTI DELL’ARIA.

Se avete da fare osservazioni o raccontare esperienze in merito scrivete al Prof. TAFFETANI (Dip. Scienze Ambientali e Produzioni Vegetali, Università Politecnica delle Marche, Via Brecce Bianche, 60131 Ancona): f.taffetani@univpm.it o presso step53@alice.it

A tutte le Aziende aderenti al Distretto Rurale di Qualità o ad altre associazioni promuoventi il recupero del territorio e della biodiversità chiediamo di esprimere il proprio dissenso scrivendo un messaggio di protesta alle medesime per esortarle a fare qualche azione. Tutte le aziende comunque interessate alla questione potrebbero manifestare il proprio dissenso alla Forestale, alle Segreterie dei Parchi Regionali, alla Comunità Montana, al proprio Comune,… ognuno provvederà al meglio.Contiamo sul vostro passaparola per avere più forza.
Allegata alla presente una scheda scientifica sul presunto innoquo glifosate

P.S.: se siete disposti ad un incontro per fare il punto della situazione e mettere in piedi un ampio dissenso pubblico fatelo presente, potremo avere il supporto del prof. Taffetani Ordinario di Botanica Sistematica del Dipartimento di Scienze Ambientali e delle Produzioni Vegetali.
Forza ragazzi in tanti si può…

Stefano, Daniela, Francesca, Cristina,….

giovedì 21 maggio 2009

Spiagge e fondali puliti


Cari amici siete tutti invitati all'iniziativa promossa dal nostro Circolo con la collaborazione del Comune di altidona che ha aderito alla campagna di Legambiente. Vi aspettiamo numerosi, l'evento è per il 31 MAGGIO 2009.


Il Circolo Legambiente Fermo Valdaso Onlus


In collaborazione con

Il Comune di Altidona


organizza:

“Spiagge e Fondali Puliti 2009 – 29, 30, 31 maggio – XX EDIZIONE”

In occasione della campagna Spiagge e Fondali puliti 2009 di Legambiente il Comune di Altidona, il circolo locale di Legambiente Fermo – Valdaso Onlus e il centro attività subacquee Mondo Sommerso di Fermo organizzano, il giorno domenica 31/5/2009, dalle ore 9,00 alle ore 12,00 presso la spiaggia di Marina di Altidona, Lungomare G. Falcone ( sottopasso Sud), l’iniziativa

“SPIAGGE E FONDALI PULITI”

L’iniziativa vuole sensibilizzare gli abitanti, gli amministratori locali, i turisti e soprattutto i ragazzi ed i bambini al rispetto del mare, della spiaggia e dei fondali per mantenere pulito, sano ed in armonia l’ambiente naturale marino con l’uomo.
Per questo, in occasione dell’iniziativa vogliamo anche ribadire il mostro SI ai Piani di Spiaggia che valorizzano le nostre coste (l’Italia ha 7.375 km di costa!), SI al turismo responsabile, alla raccolta dei rifiuti e a quella differenziata, all’eco-bagnante e all’accesso in spiaggia per tutti, SI alla tutela della qualità dell’acque marina e fluviale e il nostro NO alle spiagge blindate da villette e stabilimenti a schiera, all’edilizia abusiva e pericolosa, alla pesca selvaggia, allo sfregio dei fondali e delle specie protette.
Naturalmente tutte le associazioni di volontariato, sportive di sub e di vela sono caldamente invitate a partecipare (per informazioni telefonare a Federico Spagnoli (3397899923, legambientefermoval@tele2.it) o al Comune di Altidona (Putignano Gaetano, 0734 936353, servizi.sociali@altidona.net).
Ai partecipanti che collaboreranno nella raccolta dei materiali estranei all’abitat spiaggia, l’Amministrazione offrirà una merenda con pane, olio e pomodoro.

sabato 16 maggio 2009

Acqua


L'acqua è un bene primario, fondamentale diritto di tutti gli esseri viventi. L'uomo è solo una piccola stupida insignificante parte del pianeta, non può continuare a dominare su tutto, anche e soprattutto a danno della propria specie.
La nostra classe dirigente è riuscita ad umiliare anche questo ultimo diritto universale per cui tutte le generazioni prima di noi hanno sofferto tanto. Come si può continuare ad essere tanto ciechi? Gridiamo un forte NO a chi vuole che l'acqua finisca nelle mani di pochi!
http://www.facebook.com/profile.php?id=1210268933&ref=name#/group.php?gid=58824773575&ref=share

mercoledì 13 maggio 2009

campagna 5 x mille






Aderiamo alla campagna 5 x mille a favore di Legambiente



SOSTIENI LEGAMBIENTE, il tuo futuro e quello del pianeta saranno ancora più aiutati.



Per avere maggiori informazioni clicca sul video qui di seguito e poi connettiti al sito http://www.legambiente.eu/ :






mercoledì 8 aprile 2009

proposta di legge bavaglio


Una proposta di legge che colpisce duramente chi tutela i beni comuni e l'interesse collettivo, assolutamente ingiusta e anti democratica, destinata a zittire tutti coloro che hanno la legittima aspirazione di aiutare ad avere un mondo migliore e che vengano fatte le cose giuste...

Di seguito riportiamo il testo della proposta, facciamo in modo che venga ritirata.



CAMERA DEI DEPUTATI N. 2271

PROPOSTA DI LEGGE
D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI
SCANDROGLIO, ABELLI, ABRIGNANI, ANGELI, ANTONIONE, APREA, ARACRI,
ARACU, ARMOSINO, BARANI, BARBA, BECCALOSSI, BERARDI, BERGAMINI,
BERNARDO, BERNINI BOVICELLI, BERRUTI, BERTOLINI, BIANCOFIORE,
BIANCONI, BIASOTTI, BOCCIARDO, BONCIANI, CALABRIA, CALDORO, CASSINELLI,
CASTELLANI, CASTIELLO, CATANOSO, CATONE, CECCACCI RUBINO,
CENTEMERO, CERONI, CESARO, CICCIOLI, CICU, CONTE, COSTA, DE CAMILLIS,
DE GIROLAMO, DE LUCA, DEL TENNO, DELLA VEDOVA, DELL’ELCE, DI
BIAGIO, DI CENTA, DI VIRGILIO, DIMA, D’IPPOLITO VITALE, DISTASO, FAENZI,
FALLICA, RENATO FARINA, GREGORIO FONTANA, VINCENZO ANTONIO FONTANA,
FORMICHELLA, ANTONINO FOTI, FUCCI, GALATI, GARAGNANI, GAVA,
GIRLANDA, GOLFO, GOTTARDO, HOLZMANN, IANNARILLI, IAPICCA, JANNONE,
LA LOGGIA, LA MALFA, LAFFRANCO, LAINATI, LANDOLFI, LEHNER,
LISI, LUNARDI, MARINELLO, GIULIO MARINI, ANTONIO MARTINO, MAZZONI,
MILANATO, MILANESE, MINASSO, MOLES, MORONI, MUSSOLINI, ANGELA
NAPOLI, OSVALDO NAPOLI, NASTRI, NOLA, ORSINI, PAGANO, PAGLIA, PAPA,
PAROLI, PATARINO, PECORELLA, PELINO, MARIO PEPE (PdL), PIANETTA,
PICCHI, PILI, PISO, POLIDORI, PORCU, PROIETTI COSIMI, RAISI, RAVETTO,
ROMELE, LUCIANO ROSSI, ROSSO, RUBEN, PAOLO RUSSO, SAMMARCO,
SANTELLI, SBAI, SCELLI, SIMEONI, SISTO, SOGLIA, SPECIALE, STANCA, STASI,
STRADELLA, TADDEI, TESTONI, TORRISI, TORTOLI, TOTO, VALDUCCI, VALENTINI,
VELLA, VERSACE, VESSA, VIGNALI
Modifica all’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, in
materia di responsabilità processuale delle associazioni di
protezione ambientale
Presentata il 10 marzo 2009
ONOREVOLI COLLEGHI ! — Se, da un lato, la
spinta ambientalista ha determinato un
continuo sviluppo della normativa di settore
che regola gran parte delle attività
che determinano un qualche tipo di impatto
ambientale sul territorio nazionale,
dall’altro lato, le istanze ambientaliste
hanno contribuito alla crescita di una
diffusa attenzione al « territorio di riferimento
» che, all’interno della società civile,
ha originato con sempre maggior frequenza
comportamenti di protesta contro
le scelte infrastrutturali sviluppate da soggetti
pubblici e privati.
Atti Parlamentari — 1 — Camera dei Deputati
XVI LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI
Tali proteste, conosciute con l’acronimo
« Nimby» («Not in my back yard »), determinano
un ritardo costante del « cantiere
Italia ». I dati del progetto « Nimby
Forum », gestito dall’Agenzia di ricerche in
formazione e società (ARIS), indicano che
il 2007 ha registrato una situazione cronica
di stallo nella costruzione di grandi
opere, con 193 infrastrutture oggetto di
protesta. Rigassificatori, termovalorizzatori,
corridoi ferroviari, centrali a biomasse,
elettrodotti, autostrade, discariche,
inceneritori: qualunque fosse il progetto, il
fermo alla sua realizzazione è stato disposto
sempre per le stesse ragioni. Un
ricorso al giudice amministrativo è sufficiente
a impedire o a ritardare la realizzazione
di opere pubbliche, senza che sia
previsto alcuno strumento di responsabilizzazione
delle associazioni di protezione
ambientale, le quali, talvolta, presentano
ricorsi pretestuosi, con il solo e unico
scopo di impedire la realizzazione dell’opera
pubblica. Il dilagare di questo
fenomeno ritarda (e spesso paralizza) la
realizzazione di gran parte degli interventi
pubblici in programma nei settori dell’energia,
dei trasporti, dello smaltimento
rifiuti, della depurazione e della stessa
edilizia residenziale e terziaria. Il problema
di fondo sembra consistere nel fatto
che tali opere infrastrutturali, progettate
per generare nel tempo benefìci e vantaggi
per un’utenza vasta (spesso per l’intera
collettività nazionale), determinano disagi
concentrati sulle comunità situate nelle
più immediate vicinanze della stessa
opera.
Questa originale forma di « egoismo
territoriale » mantiene solo parzialmente
l’originale matrice ambientalista: la sua
esplicitazione in comportamenti di aperto
conflitto finisce, infatti, per penalizzare la
stessa realizzazione degli interventi inseriti
nei programmi di politica ambientale.
Pertanto, sembra doveroso un intervento
legislativo volto a responsabilizzare
l’attività delle associazioni di protezione
ambientale, al fine di evitare che ricorsi
amministrativi, manifestamente infondati,
siano presentati al solo fine di ritardare la
realizzazione di opere pubbliche. Per fare
ciò si prevedono la responsabilità delle
stesse associazioni per lite temeraria e il
conseguente risarcimento del danno a vantaggio
della pubblica amministrazione.
La legge 8 luglio 1986, n. 349, recante
le norme in materia di danno ambientale:
1) all’articolo 13 individua le associazioni
di protezione ambientale legittimate
ad agire in giudizio avverso qualsiasi
provvedimento che leda in modo diretto e
immediato l’interesse ambientale; esse
sono, pertanto, legittimate a impugnare
anche atti a contenuto urbanistico purché
idonei a pregiudicare il bene dell’ambiente,
anche se lo specifico bene non sia
sottoposto ad alcun vincolo (paesistico,
archeologico, idrogeologico eccetera);
2) all’articolo 18 attribuisce alle associazioni
individuate ai sensi dell’articolo
13 il potere di intervento e la potestà di
impugnare gli atti illegittimi lesivi del
« bene-ambiente ».
Tuttavia, la modifica di tale legge non
può non tenere conto dell’orientamento
del legislatore nel cosiddetto « decreto anti-
crisi », decreto-legge 29 novembre 2008,
n. 185, convertito, con modificazioni, della
legge 28 gennaio 2009, n. 2: l’articolo 20 di
tale decreto prevede, infatti, un iter accelerato
per le opere pubbliche ritenute
prioritarie « per lo sviluppo economico del
territorio », la nomina di commissari
straordinari delegati che dovranno vigilare
su tutte le fasi di realizzazione dell’investimento
e che, quindi, seguiranno ogni
progetto con poteri sostitutivi delle amministrazioni
interessate, ma, soprattutto,
l’abolizione della facoltà sospensiva del
tribunale amministrativo regionale (TAR).
Lo snellimento delle procedure non permetterà
più che sia il TAR a decidere se
un’opera si debba fare o meno: con le
nuove norme vengono accorciati i tempi
per il ricorso contro le decisioni del commissario
straordinario delegato. Il cantiere,
pertanto proseguirà nei suoi lavori e
se il ricorrente dimostrerà di avere ragione
otterrà un indennizzo.
ART. 1.
1. Dopo il comma 5 dell’articolo 18
della legge 8 luglio 1986, n. 349, sono
aggiunti i seguenti:
« 5-bis. Qualora il ricorso di cui al
comma 5 del presente articolo, presentato
dalle associazioni, individuate ai sensi dell’articolo
13 della presente legge, sia respinto,
alle associazioni soccombenti che
hanno agito o resistito in giudizio con
mala fede o con colpa grave si applicano
le disposizioni dell’articolo 96 del codice di
procedura civile.
5-ter. Qualora il ricorso di cui al
comma 5 del presente articolo, presentato
dalle associazioni individuate ai sensi dell’articolo
13, sia respinto perché manifestamente
infondato, il giudice condanna le
associazioni soccombenti al risarcimento
del danno oltre che alle spese del giudizio

mercoledì 1 aprile 2009

Piani edilizi ed il futuro della terra agricola



Siamo davvero preoccupati della sorte riservata al territorio agricolo se le regioni dovessero adeguarsi al famigerato "piano casa", per questa ragione anche noi pubblichiamo l'intervento di Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist (Confagricoltura):
“Il Piano Casa non consumi altro suolo agricolo”
L’Agriturist, associazione di Confagricoltura per la valorizzazione turistica delle imprese agricole e dello spazio rurale, ha recentemente avviato una campagna di informazione sul fenomeno, ormai insostenibile, del “consumo” di suolo agricolo. Negli ultimi 25 anni, infatti, all’agricoltura italiana sono stati sottratti dall’urbanizzazione tre milioni e mezzo di ettari, edificando soprattutto sui terreni migliori, vicini alle città, alle principali vie di comunicazione, alle località turistiche. Mentre nuove zone residenziali, centri commerciali e infrastrutture varie, coprono di cemento il nostro territorio, si indebolisce ulteriormente la potenzialità produttiva del settore primario e si arrecano danni enormi al paesaggio con ripercussioni molto negative anche sull’economia turistica. Inevitabile, dunque, l’attenzione di Agriturist verso il Piano Casa, recentemente annunciato dal Governo, chiaramente espressa dal Presidente, Vittoria Brancaccio: “Il Piano Casa non può e non deve essere una occasione per sottrarre nuovo suolo all’agricoltura e per aggredire ulteriormente il paesaggio. Deve, al contrario, essere una occasione importante per ripensare l’urbanizzazione del territorio tenendo presenti anche le esigenze della qualificazione turistica e della salvaguardia ambientale, al di fuori di pericolose logiche emergenziali che aggiungerebbero crisi a crisi”. “Chiediamo - prosegue il Presidente di Agriturist - che il Piano Casa vincoli i Comuni ad una attenta valutazione delle unità abitative disponibili e del reale bisogno di nuova edilizia residenziale, consentendo, laddove realmente necessario, di costruire esclusivamente su aree già urbanizzate (abbandonate o sottoutilizzate). Come già avviene nei principali paesi europei, anche l’Italia deve darsi una legge che impedisca di sottrarre altro suolo all’agricoltura.” “Il suolo - conclude Vittoria Brancaccio - non è risorsa illimitata che possa consegnarsi esclusivamente all’interesse individuale o settoriale, soprattutto in un paese come l’Italia, ad alta densità di popolazione e con vasti territori montani. Se non ci rendiamo conto subito, al di fuori di qualsiasi preconcetto ideologico, che un paese moderno deve saper gestire il suolo guardando intelligentemente al futuro, fra qualche anno saremo davvero nei guai, per dipendenza alimentare dall’estero, paesaggi degradati, depressione dello sviluppo turistico, crescita dell’inquinamento ambientale. ”

giovedì 5 marzo 2009

Ancora sommersi dai rifiuti






















Ma quando iniziamo a fare una seria raccolta differenziata?
Pubblichiamo una notizia sul rapporto di Legambiente

L'Italia utilizza troppo le discariche
È sempre allarme rifiuti.

E' ancora emergenza rifiuti. Nonostante il rumore dello scandalo in Campania si sia attenuato il problema resta. E a mantenere il primato negativo è ancora il Sud Italia.
Sotto la lente d'ingrandimento del rapporto annuale di Legambiente finisce la politica di smaltimento. Che nonostante gli sforzi compiuti dal ministero dell'Ambiente negli ultimi nove mesi, vede ancora al centro della procedura di smaltimento la discarica. Il 54 per cento dei rifiuti generati dagli italiani viene seppellito sotto terra. Un trend quasi imbarazzante in alcune regioni, come la Sicilia che detiene un record con il 94% della mondezza smaltita in discarica.
È, inoltre, aumentata la produzione di rifiuti urbani made in Italy e il giro d'affari illecito per ripulirsi da quelli speciali è ancora alto: 4 miliardi e mezzo di euro. Non tutto è da buttare. Sono infatti 1081 i Comuni che hanno centrato l'obiettivo del 40% nella raccolta differenziata, con il boom della Sardegna che sale al 38% (nel 2002 era solo al 2%). Se al Sud si soffre per l'immondizia, al Nord per la mobilità. Sia gli spostamenti personali che quelli delle merci si svolgono in larga parte su strada, con il trasporto delle merci al 74% del totale. Insignificante la ripresa fatta segnare dal sistema del trasporto pubblico rispetto agli altri Paesi europei, secondo il rapporto di Legambiente.
04/03/2009

mercoledì 4 marzo 2009

No alle centrali nucleari



Iniziamo a parlare di centrali nucleari ed approfondire ciò che non viene detto.

Da una segnalazione dell'amico Lucio, troviamo su "blogeko":

Oltre a tutti gli altri, l’energia nucleare presenta un grosso problema. Lo sproposito di acqua necessaria per il funzionamento delle centrali.
L’Union of Concerned Scientists ha anche pubblicato un’equazione che consente di calcolare di quanta acqua ha bisogno una centrale nucleare per il solo raffreddamento.
Se ne deduce che un impianto da 1000 Megawatt (Caorso era da 830 Megawatt) richiederebbe per il raffreddamento quasi un terzo dell’acqua che scorre nel Po a Torino.
La lettera al Corriere della Sera è firmata da Daniele Biagi. I brani secondo me più significativi.
“Forse non tutti i parlamentari sanno che l’elettricità prodotta da una centrale nucleare non viene generata direttamente dalla reazione atomica ma da una convenzionale turbina a vapore“.
“La fissione del materiale radioattivo produce un aumento della temperatura nel cuore della centrale, questa energia sotto forma di calore viene sfruttata per innalzare la temperatura di un’enorme quantità d’acqua, il vapore generato aziona delle turbine capaci di produrre energia elettrica”.
“L’acqua è spesso usata anche come moderatore per evitare che il nucleo raggiunga temperature troppo elevate”.
La lettera cita poi dati ufficiali della Environment Agency inglese a proposito dei “6.637.306 metri cubi d’acqua all’anno usati da un singolo impianto”. Si tratta dell’acqua che la centrale nucleare di Sellafield, ora in disarmo, era autorizzata a prelevare da un vicino lago.
Considera poi la situazione della Francia nucleare, molto più ricca di acqua rispetto all’Italia ma che “ha dovuto più volte rallentare la produzione di energia elettrica delle proprie centrali per mancanza d’acqua!”.
Ancora: “Stime indicano che in Francia il 40% di tutta l’acqua consumata è usata nelle centrali atomiche“. Lo dice Jeremy Rifkin in un’intervista al blog di Beppe Grillo del giugno scorso. Vi si accenna anche ai problemi avuto dalle centrali durante la caldissima e secca estate del 2003.
E infine, l’equazione. L’Union of Concerned Scientist degli Stati Uniti ha pubblicato un dossier intitolato Got Water? sulle necessità di acqua per i soli impianti di raffreddamento delle centrali nucleari e sui connessi problemi di sicurezza.
Il dossier spiega anche come si calcola l’acqua necessaria a raffreddare il reattore: non quella che serve per produrre vapore ed energia elettrica.
L’esempio è riferito ad un reattore in grado di generare 1000 Megawatt, e all’acqua presa da un fiume - o da un lago, o dal mare - e ad esso resa riscaldata.
Ebbene, servono 2.596.792 metri cubi di acqua al giorno. Cioè 108.199 metri cubi d’acqua all’ora, 1.803 metri cubi d’acqua al minuto, 30,05 metri cubi di acqua al secondo. Quasi un terzo della portata del Po a Torino, appunto.
La lettera al Corriere della Sera, quanta acqua usano le centrali nucleari
Da English Wikipedia la centrale nucleare di Sellafield e il suo consumo d’acqua
L’intervista di Jeremy Rifkin al blog di Beppe Grillo, il 40% dell’acqua consumata in Francia serve per le centrali nucleari
Il dossier Got Water? dell’Union of Concerned Scientist sul fabbisogno di acqua per il raffreddamento delle centrali nucleari
La portata media del Po a Torino secondo il Comune
Leggi: Energia a buon mercato? Non c’è nucleare che tenga
Leggi: L’energia nucleare non conviene e non risolve i problemi dell’Italia
Foto: Flickr

Inoltre spiega Rubbia:
una centrale costa 4-5 miliardi di euro. Ci vogliono 40-50 anni perchè un investitore privato ci guadagni.
Poi, aggiungo io, se paga lo Stato è un altro discorso. Però lo Stato prende dalle nostre tasche. E la convenienza della bolletta più leggera non fatemi dire dove va a finire.
E un’altra cosa afferma Rubbia. Per costruire una centrale nucleare ci vogliono 5-6 anni, in Italia facciamo pure 10.
Incontro alla crisi energetica, faccio notare, stiamo andando ora. Bisogna affidarsi a tecnologie rapide, non c’è tempo di aspettare.
E un’altra cosa dobbiamo toglierci dalla testa. Che eolico, solare e-o nucleare possano darci tutta l’energia a buon mercato che siamo abituati ad usare.
Dovremo tutti cambiare stile di vita. C’è poco da fare o da dire.
Carlo Rubbia

mercoledì 25 febbraio 2009

Momento conviviale




Un sentito ringraziamento a quanti sono intervenuti alla cena sociale del 20 febbraio 2009.
E' stato davvero un bel momento conviviale, anche se non abbiamo avuto molto tempo per discutere tutti insieme del programma relativo agli impegni del prossimo futuro, in compenso molti soci hanno potuto stringere nuove amicizie. Il prossimo incontro lo pianificheremo con più tempo a disposizione e ci troveremo in un altro locale, non era prevista infatti una presenza così numerosa.
Siamo riusciti nella serata ad avere nuove adesioni al "gruppo tecnico-scientifico" composto dai soci del nostro Circolo, al momento il gruppo è così composto: 3 architetti, 2 ingegneri, 3 geologi, 2 biologi, 1 agronomo, 2 geometri e 2 periti industriali. Per la privacy non pubblico i loro nomi, ma potete inviare un e-mail a legambientefermoval@tele2.it per avere contatti diretti o per porre loro quesiti di vario genere, anche se il loro lavoro sarà di studi, analisi ed osservazioni alle situazioni ambientali di rilevanza.
La serata, la convivialità e le conversazioni ci hanno permesso però ancora una volta di capire quanta sensibilità c'è in ogni socio sui problemi che riguardano il nostro territorio, l'ambiente ed i "diritti negati" dei cittadini!
Purtroppo è così, per quanto riguarda i diritti, siamo proprio in una fase regressiva, più anni trascorrono da quando è stata scritta la nostra Carta Costituzionale e più si cerca di relegarla nell'oblio. Il nostro Circolo non può ignorare questo significativo problema che sta condizionando questo periodo storico del nostro paese, anche nei piccoli ambiti locali che dovrebbero essere i più significativi presidi di democrazia e partecipazione rileviamo le stesse problematiche che affliggono l'Italia; il nostro Circolo si farà carico anche di questo, per affermare a tutti i livelli il rispetto della Costituzione e dei suoi principi, basi fondamentali per avere una società più giusta e più rispettosa del bene collettivo.
Un sentito ringraziamento lo rivolgo anche ad Adriano Santato e agli amici del Circolo di Porto Sant'Elpidio che oltre ad onorarci della loro presenza, per venire fino ad Ortezzano hanno fatto davvero tanta strada!
Per ricordare a quanti hanno partecipato quel momento di emozioni che ci ha regalato la nostra amica, soprano giapponese Akiko Kawano, invierò per e-mail il file di un suo brano. Buon ascolto e arrivederci alla prossima occasione.
Il presidente
Gianni Conte





lunedì 23 febbraio 2009

Acqua bene comune


Anche in questo caso un interessante video su you tube che parla del nostro acquedotto: CIIP Vettore s.p.a.
Date un'occhiata a questo link:

Centrale a biomasse a Fermo


Forse non sempre si riesce a descrivere ciò che si conosce con le parole, forse a volte non si ha neppure il tempo di leggere tutto ciò che viene scritto, per questo allego un video di tre minuti che dice tutto quello che serve sapere su quello che vorrebbero fare!
Guardate il video con l'audio acceso, merita...


sabato 21 febbraio 2009

Allarme per un disegno di legge contro la natura




Ci scrive un accorato appello di aiuto la nostra amica LIPU di Fermo:


FERMIAMOLI!!!


Il Disegno di legge del senatore Franco Orsi:
una lista di orrori senza fine.
Dal Senato della Repubblica parte in questi giorni uno dei più gravi attacchi alla Natura, agli animali selvatici, ai parchi, alla nostra stessa sicurezza: un disegno di legge di totale liberalizzazione della caccia. E' firmato dal senatore Franco Orsi.
Animali usati come zimbelli, caccia nei parchi, riduzione delle aree protette, abbattimenti di orsi, lupi, cani e gatti vaganti e tante altre nefandezze.
La legge 157/1992, l’unica legge che tutela direttamente la fauna selvatica nel nostro Paese, sta per essere fatta a pezzi.

Fermiamoli!!!

Ecco la lista degli orrori.

Sparisce l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna.
L’Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli animali selvatici, alla cui tutela non è più interessato!

Scompare la definizione di specie superprotette.
Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale.

Si apre la caccia lungo le rotte di migrazione.
Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori.

Totale liberalizzazione dei richiami vivi!
Sapete cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti “prigionieri” in piccolissime gabbie per attirarne altri. Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla totalmente
Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato.
Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi. Sarà sufficiente un certificato. Uno per tutti!!!
Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili, potranno essere usate come richiami vivi. Anche le peppole, i fringuelli, i pettirossi…

700 mila imbalsamatori
I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti, senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in azione per catturare illegalmente animali selvatici e imbalsamarli?

Mortificata la ricerca scientifica
L’Autorità scientifica di riferimento per lo Stato (l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA) rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali.
Gli istituti regionali rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria.
Potenziale impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale.

Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili.
Un’incredibile formulazione del Testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette!

Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale!
Norma offensiva! Chi protegge "troppa" natura sarà punito. Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano vivere e muoversi sereni, fosse un reato!

Licenza di caccia a 16 anni.
Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i fucili!

Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti eccetera!
Un articolo incredibile, che dà ai sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà che un singolo animale “dia fastidio”.
Un vero e proprio Far West naturalistico.

Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili.
Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell’Unione europea, non sono bastate due sentenze della Corte Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà a Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili, e di farlo con leggi regionali. E le multe europee le pagheremo noi!

Caccia con neve e ghiaccio.
Si potrà cacciare anche in presenza di neve e ghiaccio, cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, calore.

Ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli!
Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e utilizzate come esca!

Ridotta la vigilanza venatoria.
Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più alti d’Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza!

Cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale.
Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L’ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa.
E altro, tanto altro ancora.

Fermiamoli!!!
Diffondete questo documento, iscrivetevi alle liste in difesa degli animali selvatici che stanno nascendo sui blog, su Facebook, scrivete ai parlamentari, scrivete ai senatori della Commissione Territorio e Ambiente ,
http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=scom&leg=16&tipo=0&cod=13, partecipate alle iniziative che saranno organizzate!
Evitiamo che l’Italia precipiti in questa forma di barbarie.
La natura è la nostra vita.

Fermiamoli!!!

giovedì 19 febbraio 2009

Legambiente vuole capire cosa sta accadendo


Difendiamo il Fiume Ambro è di tutti!

L'argomento per noi resta ancora attuale, a seguito dell'articolo apparso su alcuni quotidiani, abbiamo avuto contatti con i cittadini che hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al destino del fiume Ambro.

Presto andremo sul posto per un sopralluogo conoscitivo e per valutare la documentazione relativa al progetto.
Affronteremo la questione tenedo conto di tutti gli elementi e della relativa documetazione, partendo da valutazioni che riguardano l'aspetto energetico, il bilancio quantitativo del fabbisogno di energia elettrica anche su area vasta, la destinazione della stessa; gli aspetti idrogeologici e le conseguenze ambientali di una captazione delle acque, anche di tipo previsionale. Coglieremo l'occasione per valutare anche lo stato di salute del fiume e la sua valenza ambientale. Faremo un eventuale bilancio del "costo-beneficio" ed esamineremo tutti gli aspetti di sostenibilità del progetto. Inoltre verranno effettuate altre verifiche relative agli aspetti procedurali ed amministrativi al fine di comprendere la prevalenza della pubblica utilità del progetto proposto all'Amministrazione.

Questo, senza alcun pregiudizio, è il nostro modo di procedere.


Articolo apparso l'11 febbraio 2009 su varie testate.

La disponibilità del Circolo di Legambiente Fermo-Valdaso
Per conoscere i fatti e la relativa documentazione pubblica.

Abbiamo letto sul Corriere Adriatico del 9 febbraio 2009 che si è costituito un Comitato cittadino a difesa del fiume Ambro per scelte non condivise adottate dal Comune di Montefortino. Nello stesso articolo si chiede l'interessamento delle associazioni ambientaliste. Ebbene, il Circolo di Legambiente Fermo-Valdaso, pur non essendo localizzato nella comunità montana dei Sibillini, ritiene che l'argomento sia di interesse generale, che va quindi oltre la localizzazione geografica, pertanto fornisce la disponibilità, anche attraverso il proprio comitato tecnico, per conoscere i fatti e la relativa documentazione pubblica, al fine di contribuire ad impedire eventuali danni ambientali che potrebbero verificarsi per una scelta di rilevanza ambientale che, dalla lettura degli articoli, non risulta condivisa da una parte della cittadinanza. Con la presente (ai sensi della legge n. 349 del 08/07/1986 e della legge 241/90) chiediamo di essere contattati dal Comitato dei cittadini o dal Comune di Montefortino affinché la nostra Associazione e la stessa Legambiente Marche possano valutare serenamente l'operato in itinere che, ribadiamo, è di rilevante interesse ambientale generale.


legambientefermoval@tele2.it

mercoledì 18 febbraio 2009


Una lieta notizia:

E' nato Antonio!

Al nostro Federico, vice presidente del Circolo e caro amico, alle 11 e 40 del 16 febbraio 2009, con 3830 grammi, è nato il secondo bebè, il piccolo Antonio che farà compagnia a Ettore.
Siamo felici insieme alla mamma e al papà. Il nuovo anno ci dona questa gioia ed una nuova speranza.
Un motivo in più che si aggiunge ai tanti che ci proponiamo per regalare a questi bimbi un mondo migliore.
Auguri affettuosi ai genitori da tutto il Circolo di Legambiente.

lunedì 16 febbraio 2009

dis. di milo manara per legambiente
Urbanistica nella regione Marche. Eutanasia o esecuzione?
Autore: Brunelli Carlo
Dal nostro amico arch. Carlo Brunelli riceviamo e pubblichiamo

per saperne di più: http://eddyburg.it/article/articleview/12634/0/3/

La vergogna urbanistica in una corrispondenza per eddyburg. Cronaca di una realtà a cavallo tra malcostume e malaffare in una terra bellissima, sulla testa dei cittadini e nel silenzio complice degli esperti

Ciò che sta accadendo nella Provincia di Ancona non è che l’ultimo atto di uno stato di agonia a cui è stata ridotta la pianificazione del territorio nelle Marche. Legge dopo legge, interpretazione dopo interpretazione, abbiamo assistito in questi anni alla progressiva riduzione dell’incidenza e della “tenuta” delle determinazioni di Piano e dei vincoli posti a tutela del paesaggio.

Un duro colpo è stato sferrato nel 2000 con lo stesso Piano Territoriale di Coordinamento provinciale, figlio di una insistita discussione sulla necessità di garantire maggiore “flessibilità” allo strumento di pianificazione. L’articolazione tra norme, direttive ed indirizzi, in base alla quale è stato costruito il Piano ha portato ad un drastico spostamento delle già magre scelte di progetto verso la dimensione del “suggerimento” aprendo alla pressoché totale possibilità dell’Amministrazione locale di assumere decisioni diverse e perfino avverse a quanto suggerito dal PTC.

Fu la volta poi della modifica della legge urbanistica regionale, avvenuta con la L.R. n.19 del 2001, in base alla quale la Provincia, in sede di istruttoria dei PRG comunali, non interviene più nel merito della qualità del progetto ma “esprime un parere sulla conformità del PRG con la normativa vigente e con le previsioni dei piani territoriali e dei programmi di carattere sovracomunale e, in particolare, con le previsioni e gli indirizzi del PPAR, del PIT e del PTC, ove vigenti”.

Verificare la conformità di un PRG rispetto ad un PTC costruito essenzialmente da direttive ed indirizzi, non aventi quindi cogenza normativa, significa poter potenzialmente approvare di tutto, salvo il poter dare maggiore o minore peso, in modo discrezionale, al contenuto della direttiva o indirizzo per contrastare scelte non gradite. Il PTC mantiene quindi la funzione di filtro politico rispetto alle proposte avanzate dai PRG comunali, salvo scaricare sugli organi tecnici la responsabilità dell’azione di controllo.

Su questa situazione di fondo si innesta poi l’uso spregiudicato dell’intesa interistituzionale e della conferenza dei servizi come momento decisorio e perfino progettuale sostitutivo rispetto sia alla competenza tecnico-disciplinare del progetto territoriale che a quella amministrativa, propria degli organi rappresentativi del popolo, come i Consigli comunali e provinciali.

Con la legge obiettivo e l’intesa Stato-Regioni nelle Marche sono state fatte scelte infrastrutturali in totale autonomia e contrasto con gli stessi piani regionali (PIT e Piano dei trasporti), al di fuori di un qualsivoglia dibattito nei consigli comunali, senza alcuna discussione democratica che abbia visto coinvolti i cittadini residenti nelle aree interessate dalle scelte infrastrutturali.

Il caso della “Quadrilatero Umbria-Marche” è soltanto la più nota di una serie di operazioni decise completamente all’interno delle stanze istituzionali ma che non per questo possono dirsi immuni da evidenti interessi di natura privata. La “Quadrilatero” è un vero e proprio atto di pianificazione territoriale, non previsto da alcun regolamento che disciplina l’attività di pianificazione, attraverso il quale vengono espropriati terreni in funzione di operazioni immobiliari la cui necessità o strategicità non è motivata da alcuna analisi di tipo urbanistico, ma soltanto dalla possibilità di ricavare risorse economiche per realizzare infrastrutture anch’esse stabilite con l’intesa Stato-Regioni, senza alcuno spazio dato allo studio di alternative possibili.

A Falconara è accaduto che qualcuno ha messo in discussione la scelta di aderire al progetto Quadrilatero. Invece dell’avvio di un dibattito nei contenuti si è assistito ad una snervante pressione da parte della Regione, operata attraverso le strutture di partito, affinché Falconara non scardinasse l’intera costruzione con una eventuale fuoriuscita dall’accordo. Alla fine si è arrivati alla spaccatura in seno alla maggioranza che governava la città ed alle dimissioni del Sindaco pur di non mettere in discussione l’operazione decisa da Stato e Regione.

Quanto accaduto a Falconara ha dato la più chiara dimostrazione, per chi ne avesse avuto bisogno, di come l’Amministrazione locale sia chiamata a sottostare passivamente agli accordi interistituzionali senza alcuna possibilità di veto o di emendamento rispetto ad una decisione presa dai vertici della politica regionale e nazionale.

D’altro canto però alle Amministrazioni locali viene assicurata la pressoché totale potestà di intervento nel proprio territorio anche in sfregio ai vincoli paesistici e senza che le procedure di valutazione ambientale possano in alcun modo recare pregiudizio a scelte già prese, limitandosi a definire semmai le modalità di mitigazione tali da renderle ambientalmente compatibili.

Questa sorta di spartizione tra Comuni e Regione, nella liceità di disporre a proprio piacimento del territorio sotto il controllo delle gerarchie politiche, è già in atto prima ancora di essere ratificata nella nuova proposta di legge urbanistica regionale.

Il caso della Variante urbanistica di Falconara, già nota come la Variante-scandalo di Montedomini, è un caso esemplare. Il Comune di Falconara, dove è presente una Raffineria e sono individuati diversi siti inquinati di interesse nazionale, è posto al centro di un’area che nel 2000 è stata dichiarata ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e che, come tale, è soggetta ad un Piano di Risanamento, approvato nel 2004, tendente a ridurre le pressioni sull’ambiente.

Per le ingenti problematiche ambientali e sanitarie, evidenziate da un recente studio epidemiologico, la popolazione di Falconara negli ultimi anni è in costante calo, passando dai 30.000 abitanti negli anni ’90 agli attuali 27.000.

Il PRG di Falconara è stato approvato nel 2003 e fino ad oggi è stato realizzato non più del 25% della sua capacità edificatoria. Nel settembre 2007, come accennato, l’amministrazione di centro-sinistra cade sulla questione della Quadrilatero. Subentra il Commissario prefettizio che oltre a ratificare l’adesione alla Quadrilatero, assume un’iniziativa quanto meno estemporanea rispetto al suo mandato che è quello di traghettare il governo cittadino alle successive elezioni di primavera: nella volontà di chiudere il bilancio preventivo, il Commissario prefettizio adotta una variante urbanistica ad una settimana dalle elezioni comunali dell’aprile del 2008. La Variante prevede la “traslazione” della edificabilità prevista in un’area soggetta a sopravvenuto vincolo del Piano di Assetto Idrogeologico, in quanto esondabile, in un’altra area, a destinazione agricola nel vigente PRG, usufruendo di quanto previsto dalla legge 308/2004 meglio nota come Legge Matteoli.

Questa traslazione però comporta un incremento del 100% della SUL prevista dal PRG, in modo da “soddisfare” anche la proprietà ospitante. Gli abitanti teorici insediabili passano quindi da 400 a 900, tenuto conto che la variante coinvolge anche altre realtà minori in un ridisegno di una vasta area di 28 ettari, a fronte di un utilizzo di circa 4 ettari previsti dal piano vigente. Occorre poi precisare che questi 28 ettari insistono su un’area ove il PRG, adeguato al Piano Paesistico Ambientale Regionale, pone un vincolo di tutela integrale (inedificabilità) del paesaggio storico e rurale. L’area interessata infatti si estende nel basso pendio di una collina dominata dalla cinquecentesca villa di Montedomini ed a fianco di un interessantissimo complesso edilizio storico che comprende una chiesa con affreschi del ‘400. Grazie a questa “operazione” i privati garantiscono, attraverso un processo di monetizzazione preordinato, quasi 3 milioni di euro con i quali si può chiudere il bilancio preventivo 2008.

Il progetto di variante adottato viene dichiarato “non soggetto a procedura di VAS” e la popolazione di Castelferretti (frazione storica di Falconara) apprende soltanto dai giornali ed a cose fatte della scelta operata dal Commissario. Nel Giugno 2008 la nuova Amministrazione comunale di centro-destra controdeduce le osservazioni ed adotta definitivamente la Variante con una lieve diminuzione delle SUL edificabili. Tra le osservazioni, una in particolare mette in evidenza la illegittimità dell’atto, in quanto la Variante è per legge soggetta a VAS ed a VIA. Il Comune respinge l’osservazione ribadendo la non assoggettabilità.

Nel corso dell’istruttoria, la Provincia di Ancona si accorge che la Variante è in effetti soggetta a VAS ed a VIA, ma invece di restituire il Piano per la rielaborazione, avvia “a posteriori” la procedura di VAS senza alcuna forma di evidenza pubblica e posticipa la VIA alla fase attuativa della lottizzazione.

Con due diverse interrogazioni, alcuni rappresentanti politici chiedono chiarimenti in merito alla legittimità di tale procedura. La Provincia ribadisce che la procedura è conforme alla legge, mentre la Regione afferma il contrario ed invita la Provincia a ripensarci pur sottolineando che non è compito della Regione dirimere la questione, ma dell’autorità giudiziaria!

In questa situazione kafkiana, la Provincia approva l’atto con prescrizioni, imponendo al Comune una “significativa riduzione” dell’edificabilità che deve “tendere possibilmente” alle quantità stabilite dal vigente PRG. Tuttavia lascia alla discrezionalità del Comune definire la quantità della riduzione e se tale riduzione debba essere fatta in sede di approvazione della Variante o in sede di attuazione della lottizzazione! Il Comune respinge le prescrizioni chiedendo di poter posticipare le valutazioni sulla necessità di una riduzione alla fase attuativa in sede di procedura di VIA. Ora siamo tutti in trepida attesa del responso della Provincia, col sospetto che il copione di questa assurda commedia sia stato già scritto, compreso l’atto liberatorio finale.

Assistiamo quindi già a procedure che vengono stabilite a tavolino attraverso pseudo-intese interistituzionali. In altri termini, una volta che i soggetti politici che governano le istituzioni raggiungono un accordo, il problema è risolto, al di fuori ed in assenza di un qualsiasi dibattito democratico ed una qualsiasi verifica qualitativa di tipo disciplinare. Le ragioni della buona pianificazione del territorio, le ragioni dell’architettura, semplicemente non servono più. Contano soltanto le ragioni della politica [di ciò da cui la politica è stata oggi ridotta – ndr].

Questa non è, come può sembrare, una deduzione personale volutamente esasperata, rispetto alla situazione in essere. Questo è quanto stabilito nella stessa proposta di modifica della legge urbanistica regionale in merito alla possibilità di modificare ogni atto di pianificazione attraverso semplici accordi interistituzionali: “in sede di adozione dei piani gli enti interessati possono proporre espressamente modificazioni agli strumenti di pianificazione sovraordinati o sottordinati (PPAR, PIT, PTC, PRG comunali). L’atto di approvazione del piano, quando accoglie le proposte di modifica, comporta la variazione del piano sovraordinato o sottordinato, purché sulle modificazioni sia stato acquisito l’assenso dell’ente o dell’organismo competente per tale variazione”

Art. 12 (Conferenze di pianificazione).
1. Le conferenze di pianificazione sono lo strumento attraverso cui si realizza la collaborazione tra enti pubblici territoriali e altre amministrazioni preposte alla cura degli interessi pubblici coinvolti nel governo del territorio al fine di costruire un quadro conoscitivo condiviso del territorio e dei limiti e condizioni per il suo sviluppo sostenibile, nonché per esprimere valutazioni in merito agli obiettivi e alle scelte di pianificazione prospettati dall’amministrazione procedente. (…)
3. Le conferenze di tipo deliberativo possono essere convocate durante il processo di formazione dei Piani ed hanno lo scopo di concordare una decisione tra più amministrazioni pubbliche anche attraverso la sottoscrizione di un accordo di pianificazione. Alle conferenze di tipo deliberativo, oltre alle amministrazioni coinvolte o interessate dalle scelte di pianificazione, intervengono tutte le amministrazioni competenti al rilascio dei pareri, delle intese e degli atti di assenso, comunque denominati, necessari ai fini dell’operatività del piano.
Art. 13 (Accordi territoriali)
1. I Comuni, la Provincia e la Regione possono promuovere accordi territoriali, ivi compresi gli accordi di programma di cui all’articolo 34 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), per concordare obiettivi e scelte strategiche di comune interesse. I Comuni, anche d’intesa con la Provincia e con la Comunità montana, possono altresì stipulare accordi territoriali per lo svolgimento in collaborazione di tutte o parte delle funzioni di pianificazione urbanistica, nonché per l’elaborazione in forma associata degli strumenti urbanistici e per la costituzione di un apposito ufficio di piano o di altre strutture per la sua redazione e gestione.
2. Gli accordi territoriali possono prevedere forme di compensazione territoriale, anche attraverso la costituzione di un fondo finanziato dagli enti locali con risorse proprie o con quote dei proventi degli oneri di urbanizzazione e delle entrate fiscali conseguenti alla realizzazione degli interventi concordati.
3. Agli accordi territoriali si applica, per quanto non previsto dalla presente legge, la disciplina degli accordi tra amministrazioni di cui all’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241

Quindi, di fronte alla possibilità di modificare Piani attraverso intese interistituzionali è evidente il venir meno della tenuta dei piani sovraordinati rispetto a quelli sottordinati, ma anche il venir meno della tenuta dei contenuti fondanti posti dal piano strutturale, che anziché configurarsi come un importante “statuto dei luoghi” rischia di ridursi ad una paginetta di banali intenzioni politiche lasciando spazio alla enorme discrezionalità gestionale del piano operativo nelle mani dei Sindaci.

Per chi è depositario di un “sapere” urbanistico, che deriva dalla storia dell’architettura delle città, dalle riflessioni circa i modi dell’abitare, dagli studi sull’organizzazione funzionale dei territori, dal pensiero che indaga i molteplici aspetti del concetto di paesaggio, resta solo lo sconcerto. Lo sconcerto di vedere il proprio sapere violentato pubblicamente per strada. Lo sconcerto di vedere i propri “colleghi” pronti a negare che ci sia mai stato un modo di intendere il territorio che sia altro dalla logica della sparizione e dell’occupazione. Lo sconcerto di trovarsi solo, come mi sto trovando, a combattere contro la negazione della bellezza dei luoghi, contro la negazione del primato del diritto pubblico su quello privato, contro la negazione della legalità.

Certo sono a fianco di cittadini volenterosi, di comitati sorti nella passione di difendere la propria terra, ma resta il dolore profondo di vedere tutti coloro che hanno condiviso un insegnamento, gettarlo via o tenerlo nascosto come qualcosa di cui ci si debba vergognare. E accade allo stesso modo per i valori dell’onestà, dell’etica, del rispetto, della sensibilità.

Le Marche sono note nel mondo per la straordinaria armonia che emana dal suo paesaggio rurale. Questo paesaggio rischia oggi seriamente di morire nell’indifferenza, salvo imbalsamarne alcune porzioni da offrire a turisti dilettanti in fotografia. Non so dire se si tratti di eutanasia o di assassinio volontario, ma poco mi importa. Ciò che importa è la gravità della perdita. Lo so che è antipatico e disdicevole, ma non ho altra possibilità (e quindi nemmeno vergogna) che chiedere aiuto fuori dalla mia regione.